Pensieri di Luce – Patrizia Molinari Nel suggestivo palazzo rinascimentale affacciato sulla Rocca medievale, Pensieri di Luce presenta una selezione di opere su carta giapponese e vetro di Patrizia Molinari, artista di lunga esperienza espositiva. La mostra si articola in tre nuclei principali: GHIACCIO, NOCTILUCAE e TERRE, dove materiali come vetro, luce fluorescente e materie naturali diventano strumenti di riflessione simbolica. Fragilità, tempo, natura e origine della vita emergono come temi centrali, tra introspezione e tensione verso un equilibrio ambientale. Un percorso poetico e visionario che invita a interrogarsi sul presente e sul rapporto tra uomo, natura e destino del pianeta. Trame di passaggi - Giulia Ripandelli La trasformazione, il cambiamento, l’illusione dell’immutabilità della forma, la sua corruzione e fluidità sono i temi che Giulia Ripandelli affronta nella mostra “Trame di passaggi”. Il tempo muta i viventi e trasforma. Gli eventi creano cambiamento, il corso della vita modifica gli esseri umani. Porta del Lazio sulla via Francigena, Proceno è luogo geografico del passaggio, dell’accoglienza e della trasformazione. Intraprendere un cammino fisico è anche intraprendere un nuovo percorso nella propria intima geografia. Natura, luoghi e incontri si intrecciano in trame da accogliere di giorno in giorno nel proprio tessuto interiore. Passaggi in luoghi reali si fondono con i paesaggi dell’anima. Le opere e le installazioni che l’artista propone a Palazzo Sforza creano un percorso in cui forme e geometrie si scompongono, lasciando spazio al caos e aprendo varchi a intravedere e immaginare mondi altri. L’installazione al centro della sala, metafora del cammino, crea un percorso di stazioni e tappe in cui qualcosa si lascia (si offre) e qualcosa si raccoglie, per ripartire ogni volta con un bagaglio sempre diverso e più ricco. Il percorso di ciascun essere umano è un filo nella trama della Storia ordita dal Destino. Gli antichi lo attribuivano alle Moire o alle Parche, il cristianesimo alla Provvidenza divina. Goethe diceva che “il Caso è il fedele servitore del Destino”. Rosso C 01020 non è soltanto il titolo della mostra di Robert Lang; è un codice genetico, un’intersezione semantica dove il potere ecclesiastico del passato si innesta nel presente geografico della Tuscia. Il Rosso C richiama l’autorità del cardinale Guido Ascanio Sforza, il cui abito talare ha impresso nei secoli il colore di una domus di potere; 01020 è il codice di avviamento postale di Proceno, cifra che sigilla l’appartenenza a questo borgo incastonato lungo la Via Francigena, luogo di passaggio, di sosta e di lenta sedimentazione storica. Nell’opera di Lang, la dicotomia tra il sacro potere del Cardinale e la prosaica umiltà della terra rurale viene risolta attraverso l’atto performativo del calco. Come documentato nell’opera Impronta di memoria, il calco del pavimento del Palazzo G.A. Sforza — luogo dove l’autorità del Camerlengo di Santa Romana Chiesa si faceva architettura — diviene, nelle mani dell’artista di Monaco di Baviera, una superficie tattile che conserva la memoria del suolo. Utilizzando il lattice e il silicone per elevare la materia povera del pavimento a una dignità museale, Lang compie un’operazione di archeologia del presente: non riproduce il luogo, ma lo spoglia, rendendo visibile la trama stratificata che si cela sotto i nostri passi. La dinamica espositiva, descritta dall’artista nell’opera Calco di pavimento in cotto, articola questa riflessione in un dialogo tra stasi e movimento. Se il grande calco centrale inquadrato e le due impronte libere su sostegni in alluminio evocano una presenza totemica, la serie di dipinti — pensati come bandiere, lunghe 3,5 metri, che scendono verso il pavimento — crea un legame diretto tra la verticalità della storia e l’orizzontalità della terra. Queste “bandiere”, permeate del rosso cardinalizio, non celebrano una vittoria politica, ma la persistenza di un territorio. Esse oscillano tra il ricordo del fasto rinascimentale e l’urgenza di un’ecologia, cardine della Weltanschauung ambientalista di Lang, che richiama l’uomo al rispetto del proprio contesto geografico. In questa cornice, la Via Francigena, asse portante della Tuscia che attraversa Proceno, diventa metafora dell’intero percorso espositivo: un cammino di consapevolezza in cui il visitatore è chiamato a riconoscere, nel 01020, non un semplice dato burocratico, ma la traccia vivente di un’identità rurale che resiste al tempo. Lang, attraverso la sua poetica della traccia, ci ricorda che abitare un luogo significa, innanzitutto, esserne profondamente e fisicamente impregnati.
Date :
Dal 09 maggio 2026 al 27 settembre 2026 Mer–Ven e Dom 9:00–13:00 Sab e Lun 15:00–19:00
Dove
Piazza della Libertà 1, Proceno, VT